domenica 2 agosto 2009
Ordine Psicologi Lombardia in piena confusione su una sentenza a sfavore della PSICOLOGIA?
Ordine Psicologi Lombardia in piena confusione su una sentenza a sfavore della PSICOLOGIA? Scrive uno Psicologo di AltraPsicologia, Nicola Piccinini. "Cari colleghi, sono tempi difficili, di forte confusione e disorientamento. Forse sono tempi di vigilia elettorale, visto che a Dicembre 2009 si terranno le nuove elezioni ordinistiche. Accade che la maggioranza politica dell'Ordine Lombardia decide di sventolare in pompa magna una nuova presunta sentenza a favore della professione di psicologo, come fu la legge Platè di qualche anno addietro. Andiamo a vedere di cosa si tratta e se veramente lo stato di confusione regna sovrano anche dentro all'Istituzione deputata al governo della nostra categoria. Dico "presunta" in quanto non riporta neppure un riferimento utile per acquisire ulteriori dettagli, né eventuali consulentiutilizzati dal Giudice AnnaMaria Gatto. Nel succo, la vicenda riguarda un counselor che prende in carico un ragazzo e la sua famiglia, facendosi affiancare da uno psicologo. La problematica è complessa e si sviluppa nell'arco di molti incontri, sia individuali che "collegiali". A fronte dell'aggraversi della situazione del figlio, percepita dal padre, quest'ultimo si attiva e scopre che il counselor non è psicologo. La vicenda è lineare ed effettivamente facile da licenziare: entrambe colpevoli. Il counselor per abuso della professione. Lo psicologo per aver attivamente collaborato a questo abuso. Il problema nasce dalla confusione che la sentenza genera e sancisce tra la figura e le pratiche del counselor, dello psicologo e dello psicoterapeuta. Di fatto, appiattisce la psicologia e lo psicologo sulla psicoterapia. Ed attribuisce invece l'ambito della "salute e benessere psicologico" ai counselor. A pag3 riprende difatti la definizione di counselor data dalla SICO (nota associazione di counselor) in cui si afferma che il counselor risolve "problemi esistenziali di origine psichica, che non comportino ristrutturazione di personalità" In pratica afferma che il counselor non è uno psicoterapeuta (che difatti si occupa di ristrutturare), ma allo stesso tempo non distingue il counselor dallo psicologo. Questa dannosa e pericolosa confusione tra psicologo e psicoterapeuta si accentua a partire da pag. 4, ribadendo che (sempre appiattendo la Psicologia sulla psicoterapia) la psicoterapia "opera sulla patologia mirando alla guarigione del paziente", mentre il counselor "è centrato sulla salutogenesi e vòlto alla prevenzione del disagio... in pratica ciò che prevede l'Art 1 della 56/89, la legge istitutiva della professione di Psicologo. E conclude: "il cliente del counselor ha bisogno di un aiuto immediato per trovare sollievo in un momento difficile, per contribuire al proprio benessere, sia PSICOLOGICO che fisico". Fra l'altro, se veramente si fosse trattato di psicoterapia, allora anche rispetto allo psicologo la sentenza non si occupa di approfondire se vi era anche specializzazione in psicoterapia ed iscrizione al relativo albo. In altre parole questa sentenza non solo non tutela la psicologia dall'abuso di professione, ma anzi rischia di essere dannosa e controproducente in quanto assimila lo psicologo allo psicoterapeuta da una parte, ed accorpa invece gli aspetti di sostegno al disagio e promozione del benessere (anche PSICOLOGICO) ai counselor. Ora mi chiedo: ma com'è possibile che i rappresentanti dell'Ordine Lombardia (in firma il Presidente E. Molinari, il Vice G. Gambardella, il Segretario C. Martello, il Tesoriere F. Merlini) non solo non si accorgano di tali pericolosi passaggi, ma anzi usino questa sentenza per gonfiarsi il petto cercando addirittura di farla passare come una grande conquista per la categoria degli Psicologi?
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